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girovago sul pentagramma dell'Anima, funambolico scorro su una corda di basso aprendo il mondo con una chiave di Sol

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Contaballe/beoti/gnocca

si son addormentati in *loading* (sarebbe carino non russare)
giovedì, 05 novembre 2009

-arcadia-

Ed è tutto una questione di

Tempo.

Di vivere e per viversi.

Per (ri)trovare sé stessi, oppure altri.

Per leccarsi le ferite, o per riaprirle.

Per dimenticare, o per perdonare: a volte può esser coincidano.

Per ricordare, e tornare ad amare: a volte coincidono pure questi.

Da fermare, da inseguire, da ammazzare.

Da sfruttare, da battere.

Per il “mai” ed il “sempre”, comunque quello a disposizione non è abbastanza.

Esser sicuri si può, di viverlo al meglio?

Io, il mio, ho appena smesso di riavvolgerlo.

Ne sepolgo il gomitolo sotto una X dove non andrò a scavare.

Tanto nessuno lo andrà a cercare.

Focalizzo al meglio.

Cambio prospettiva.

Cosa rende il tempo valevole d’esser vissuto, in altre parole, cosa ne è immune e/o superiore?

La Bellezza.

Non quella degli istanti, ché è relativa.

Se passa, o diviene superflua, o è una delle molteplici, non è reale, non è tale.

Quella che rimane, inalterata nel tempo, Ella è.

Eterna, perché senza tempo.

Una lacrima che rende fertile il deserto

Un sorriso che fa tornare il cielo aperto

Nello stesso identico momento

Accade

...

in contemplazione

...

caduceo

raccontato da PAThOsLOGICO alle ore 04:44 | link | deliranti commenti (3)
della serie: tutte, libertà, ermetismo, profondità, immoralità, oltre il velo di maya
venerdì, 30 ottobre 2009

-e poi e poi-

Ed è come il tempo si fermasse

Come se domani dovesse comunque arrivare, ma tra un po’

Ed è come se i miracoli possano (ancora) accadere

Come se accadesse domani, per inoltrarsi un po’

Ed è come dovesse piovere da un momento all’altro

Come se nell’attesa ci si potesse già respirare un po’

raccontato da PAThOsLOGICO alle ore 19:40 | link | deliranti commenti (4)
della serie: pioggia, vento, domani, profondità
venerdì, 23 ottobre 2009

-facetofacewithme-

 
facetofacewithme
 

Per un attimo sembro quasi cedere, mani in faccia, muovendo un passo indietro.

Può succedere, in momenti difficili.

Dove per “difficili” s’intende “impegnativi” e non “brutti”.

Comunque sia, al di là delle definizione, torna in auge la parte più debole e vulnerabile, da indossare come il vintage.

Ma è il nuovo che avanza.

E io muovo i passi dentro esso, pur non cambiando mai.

Ché se supero una notte come questa, penso, senza cedere a fobie e a inutili quanto fuori luogo sentimentalismi, basterà poi sollevare un dito, per conquistare il mondo.

Preferirei il medio, in caso.

E allora interrompo, quel fiume di ricordi e di parole che provo a scrivere.

Non me la sento più, non ne ho più motivo.

Ogni cosa cessa di esistere il momento stesso in cui smetti di pensarci.
...

pensiero notturno

 ...

Domande tristi e falsi perbenismi e ricordi di ciò che sarebbe potuto essere ma solo fumo era non trovano appiglio, sulle lame di luna.

E non tengo solo il buono, ma solo ciò che ancora c’è.

Tutto il resto, non c’è mai stato.

Atteggiamento negativo? No. Semplicemente non essere mediocri, né ipocriti.

Resta solo il vero.

Le parole convalidate.

Le promesse fatte e mantenute.

I sentimenti magari taciti, ma dimostrati.

Le persone che rimangono sempre e comunque.

La musica che vive e scorre dentro.

Tutto questo è, il resto no.

Anzi neanche quello.

Ché il nulla e/o il niente tanto quanto non lo si potrà quantificare, ma provare a immaginare sì.

Già solo che abbia una definizione, implica un certo pensiero, un’Idea.

E io invece parole per descrivere non ne ho né ne trovo, e non saprei neanche mimarlo.
(sorrido)
...
mezzomimo...

 Quel mezzo passo indietro, dunque, questa notte.

Apro il balcone che orami è giorno, e rimango stupito.

Un cielo di un colore che più azzurro non c’è, e montagne che si stagliano invane cercando di raggiungerlo e di eguagliarlo in verde.

Ed è tutto mio.

E lo respiro tutto, io che sono anaerobico.

E lo porto dentro.

Libertas vel mors.
...
da casa

...

Quel mezzo passo indietro, dunque, questa notte.

Non era cedere.

Era prender la rincorsa.
[e/per allontanarmi finalmente da tutte le tue cazzate,
falso idillio]
...
tutto (ri)torna:
regola di Nietzcshe,
ma anche del Karma
...
ché la bellezza
da sola non basta
e che quella Vera
non è mai fine a Sé stessa

raccontato da PAThOsLOGICO alle ore 17:30 | link | deliranti commenti (2)
della serie: superomismo, illusioni, vento, libertà, domani, messaggio in codice, immoralità
domenica, 18 ottobre 2009

-come volevasi dimostrare (il tempo a volte risponde come già sapevi, ma non volevi ammettere)-



-come ogni anno, chi resta e chi ci leviamo di torno-
 

Cinque corde

a formarmi l’Anima

a scioglierla una volta pizzicate

doppia natura

Arte e/è Morale

Millemila linee

a formare l’orizzonte

come in un telaio dove s’intersecano

bianchi

petali e baciabbracci

E il Sole,

nel giorno in cui io nacqui,

è come un bijou

di mille cose

belle e vive,

ancor di più se dai suoi raggi illuminate

E, colle doppie mani intrecciate

e coglier tutto ciò che fummo e ancora siamo

mi vesto dei nostri sorrisi

smaterializzando

tutto ciò che nel frattempo e nel durante

fu ed era

superfluo

Ché si perde solo l’inutile e futile,

mai ciò che conta davvero,

che anzi sorge sempre nei momenti più opportuni

anche quelli meno palesi.

Ed è proprio in quei casi,

che si dimostra il valore delle parole dette nel tempo,

e, soprattutto, quello delle Persone che le riferirono

E immancabilmente

realizzo vere Piétas e Benevolenza

perché

entrambi

ne siamo piena parte:

Tu, la Migliore.

Di Esse, come di Me.

lunedì, 21 settembre 2009

-servire e protegger l'Ideale-

Fendeva l’aria con rabbia, respiro affannato e sudore colante.

Ogni colpo avrebbe troncato in due qualsiasi demone, tranne il proprio.

E rincarava la dose, appena se ne accorgeva.

A passi lenti e silenziosi, il Vecchio gli si avvicinò, da dietro.

Fermò un colpo della spada con il solo sguardo.

La lama si fermò a qualche centimetro dal suo volto rugoso.

“Maestro… scusate… Vi porgo i miei saluti”

“Dimmi, figliolo, perché non dormi e invece ti alleni?”

“Per diventare più forte”

Si spostò di alcuni passi, e continuò a sferzare colpi nervosi.

Il vecchio continuò ad osservarlo, in silenzio.

Per un attimo, riuscì a catturarne lo sguardo.

Fermò nuovamente il colpo della spada, stavolta con una mano, e con l’altra gli diede un pugno alla bocca dello stomaco facendo perder l’equilibrio all’Allievo, che dovette poggiare il ginocchio sinistro e la mano destra per terra pur di non cadere. A quel punto il Vecchio gli si porse davanti, e il giovane allievo fu costretto a sollevar la testa per guardarlo.

“Perderai, e lo sai. Perché lottare comunque, allora? Se soffri di vertigini, forse, ti sporgi dal baratro?”

“Maestro… devo

“No… Tu vuoi. Perdere. Essere sconfitto. Morire. E allora rinnovo la domanda: perché? Perché, se già sai?”

Il giovane si trattenne, non osava rispondere, e abbassò lo sguardo.

“Non v’è odio nei tuoi occhi, figliolo. Solo tristezza. E paura, anche, perché vorresti evitare ciò che non puoi. Hai dato la tua parola, vero? Per questo non puoi né sai rinunciare”

“Dite che è questione di orgoglio? Sbagliate. Evidentemente non mi conoscete abbastanza bene, o vi sottovalutate come Maestro”

Lo sguardo del Vecchio si fece più duro e lucido, mentre il giovane si rialzò a fatica, poggiando il peso sull’elsa.

“L’autodistruzione non porta alla vittoria”

“Il confine tra autodistruzione e sacrificio, Maestro, quanto è esteso?”

Il vecchio prima scosse la testa, poi l’alzò verso la luna.

“Vieni, figliolo, posa la spada e facciamo due passi: questa notte merita”

L’aria era fresca e buona e placida.

Una volta arrivati al fiume, il Vecchio si chiuse in preghiera.

Il giovane l’osservava, mentre faceva rimbalzare sassi nell’acqua chiara.

“Doveva esser la realizzazione di un sogno. Il primogenito maschio. La Madre già lo amava immensamente, il Padre già cercava il meglio di sé, per poterglielo regalare. Sembrava fosse destinato a un futuro radioso, ad esser primo fra i tanti. Ma poi successe l’imprevisto. E si dovette sacrificare, per poter far così posto al proprio fratello.”

Il giovane abbassò la testa, e ivi rimase, con quell’emozione a sfregiargli gli occhi.

“Egli non avrebbe mai voluto tu vivessi nella sua ombra.”

“Sarebbe stato un Uomo migliore di me. Non doveva farlo. Non doveva farmi questo.”

“Forse aveva visto giusto, invece. O forse il suo destino era lasciarti il Suo posto. E se sei qui, dopo di Lui, un motivo c’è.”

“Nessun motivo, Maestro… nessuno… solo un errore, uno scherzo ingiusto del destino, una divinità malefica e contraria… o più semplicemente la Vita, che spesso e volentieri è ingiusta”

“Sciocco… la Vita non dà mai più di ciò che meriti o puoi sopportare”

“Io non merito Amore, Maestro…”

“Forse… ma è ancor meno da tutti sopportarlo”

Tornati sul luogo dell’allenamento, il Maestro raccolse la spada, e la gettò lontana.

“Non mi fermerete, così”

“Non è mia intenzione: ho desiderio tu prenda la mia”

“Mi state dando la Vostra benedizione?”

“No, ti sto salutando, giacché non ci incontreremo più”

Gli occhi del giovane divennero lago.

Nero, senza fondo, acque lucenti di tristezza.

“Sei un essere particolare, figliolo. Non puoi cedere, se prima non crolla il mondo, fatto a pezzi con le tue stesse mani se necessario, purché venga dimostrato il tuo essere nel Giusto. Lo comprendo. Ma in nome della Giustizia, non puoi distrugger tutto indistintamente, senza discernere il Bene dal Male”

“La Giustizia è al di là… Come la Bellezza e l’Amore… E non posso far altro che seguirne il corso”

“Forse… forse hai ragione, figliolo… ma… stavolta…”

Il Vecchio si piegò leggermente su sé stesso, quasi colto da malore.

Il giovane lo sorresse un po’, poggiandogli una mano sulle spalle.

Avvicinò quindi la bocca all’orecchio del Vecchio.

“Stavolta non può essere diverso… nonostante il prezzo da pagare: per quanto altro possa essere, tanto, ce n’è sempre uno… ogni promessa è debito… e ogni debito va pagato”

“Nobile, ma testardo come un mulo. E decisamente folle, anche”

“Sono io, Maestro. E se sono qui, ora, un motivo c’è. Parole vostre. E pure tutto il cammino, che fin qui mi ha portato”

“Non ci hai mai creduto, prima”

“Prima non vedevo l’arrivo”

“Ed esso, dov’è?”

“Ovunque, ma non qui. A portata di mano. Devo solo chiuderla dentro il mio pugno.”

Non scorgendo più l’amato allievo all’orizzonte, il Vecchio prese a camminare, zoppicando, verso casa, appoggiando gli stanchi passi su di un bastone.

Aprì la porta, si sdraiò nel letto, sorridente.

‘cancellare tutto, il bene e il male’ gli rimbombava nella testa.

Tutto ciò che finora è stato, senza eccezione alcuna.

Con l’animo in pace, smise di respirare, mentre abbozzava un sorriso.

E se ne andò, così, in silenzio.

Ovunque, ma non qui. Eppure a portata di mano. Dentro un pugno che aspetta solo di esser aperto.

raccontato da PAThOsLOGICO alle ore 22:23 | link | deliranti commenti
della serie: superomismo, nulla, adminchiam, guadagnarsi il walhalla

-mimo-

http://aestetics.splinder.com/post/17231276/-artemotivarde-
...
mimo...

E un po’ mi vien da sorridere

vedendo come tutto (ri)torni

cambiando solo gli attori

ma il film rimanga lo stesso

e come alla fine appaia ripetitivo a terzi

figuriamoci a me

(du’palle, insomma)

E io recito sempre la stessa parte

andando a braccio, proprio

vivo mille vite diverse

eppur tutte uguali

cambio pelle di continuo

ma il serpente resta lo stesso

e si morde la coda

e diviene infinito

Eccomi qui:

un mimo bravissimo.

Che finge anche nel sorridere

come nel piangere

e l'emozioni fa (ri)vivere.
...
caduceo

raccontato da PAThOsLOGICO alle ore 05:55 | link | deliranti commenti (5)
della serie: illusioni, ermetismo, velo di maya
venerdì, 18 settembre 2009

-impressioni di settembre (col senno di poi)-

E le (tante, troppe) parole dette ieri

oggi, che senso avranno?

Restan mute, onde che non arrivano

e si perdon nell’aere

prima di arrivar sulla spiaggia

e non v’è tristezza

in tutto questo

né amarezza:

sovrasta ogni suono

la consapevole indifferenza

lieta nei giorni

assordante la notte

intercedere lento dell’asperità

che imbruna ciò che fu

inconsistente e illusoria

"felicità"

Saltare quel fosso

non foste in grado mai

usarCi da ponte

per poi lasciar giacere lì

come foglie cadute

da remi secchi tagliati

in questo settembre

di estranei e dannati

...

[e non temere:

anche se coi capelli tagliati

si resta sempre uguali

oltre la maschera e il velo di maya]

...

caduceo

giovedì, 17 settembre 2009

-tra le gocce mi e ti (con)fondo-

Ticchettare di pioggia sui tetti

Ascolta

Batter sincopato nei petti

Senti

Blu mare che avvolge

Guarda

Blu notte che tutto coinvolge

Vedi

Che (anc)ora sei, mia

Dimmi

E non farmi andar via

Parla

Il mio nome voglio sentire

Grida

Fammi voltare, insieme partire

raccontato da PAThOsLOGICO alle ore 04:54 | link | deliranti commenti (2)
della serie: pioggia, profondità, malincogioia
mercoledì, 16 settembre 2009

-"lasciami un cenno"-


 

E dopo averti avuta, anche solo per un istante, in qualche modo, nel mio, son rimasto a contemplare e ad ascoltar la pioggia.

Ché l’Autunno sa di Me, e Io so di Lui.

E, oggi, vorrei sapere un po’ più di Te.

Mentre l’acqua che scende melanconica dalle nuvole grigie lava via tutta l’estate senza che ne rimanga traccia o macchia alcuna.

Alzo le braccia verso il cielo, e lascio abbeverare i miei rami, mentre le gocce disegnano il mio volto nell’aria, marcandone il sorriso.

raccontato da PAThOsLOGICO alle ore 13:13 | link | deliranti commenti (5)
della serie: pioggia, profondità
martedì, 15 settembre 2009

-stropicciarsi gli occhi-

When we came together
     to bid each other adieu
You would have thought that we were
Like a double letter
At the moment of union and embrace.

Even if we are made up
Of a double nature,
Our glances see only
One unified being...

I am absent and therefore desire
Causes my soul to pass away.
Meeting does not cure me
Because it persists both in absence
     and in presence.

Meeting her produced in me
That which I had not imagined at all.
Healing is a new ill,
Which comes of ecstasy...

Because as for me, I see a being
Whose beauty increases,
Brilliant and superb
At every one of our meetings.

One does not escape in ecstasy
That exists in kinship
With beauty that continues to intensify
To the point of perfect harmony.

...

(Musica: Massive Attack, "Angel"; Parole: Ibn'Arabi, "when we came together")

raccontato da PAThOsLOGICO alle ore 01:05 | link | deliranti commenti (2)
della serie: profondità, peso e significato delle parole


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