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Blogger: PAThOsLOGICO
in primis, "conosci te stesso" -poi magari dai anche un'occhiata al mondo, già che ci sei- dopodiché riformula la domanda, se proprio ci tieni

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venerdì, 16 maggio 2008

-fuori orario: cose (mai) viste-

E mentre sollevo una domanda che forse non avrà mai risposta

(o forse la risposta è arrivata prima)

con tanto di polverone annesso,

vorrei dir la mia su un argomento che non condivido assolutamente.

Poi, desisto.

Qualcun altro ha esposto il concetto che straripa in me,

ogni giorno.

E a pensarci,

tanto meglio,

perché non di parte.

E a volte ciò rende il tutto più diretto e veritiero,

venendo dall’esterno.

[meglio rimanere ancora un po’ nell’ombra,

per rigenerarsi

-attraverso il fuoco-

mentre oggi fuori diluvia]

[taglia pure le ali,

facile è,

una sola ne ho

-ma anche senza,

mi saprò buttare uguale-]

...

caduceo

...

(Musica: Lagwagon, "of mind and matter")

raccontato da PAThOsLOGICO alle ore 15:51 | link | commenti (1)
della serie: ermetismo, ombraluce
mercoledì, 14 maggio 2008

-(tutto è) do ut des-

“(non) posso”

non vuol dir nulla,

non sussiste,

non esiste.

“(non) voglio”

è tutta un’altra storia.

Bisogna solo averne,

di coraggio,

per poterlo ammettere.

E anche maturità.

E non vuol dire mancare di tatto,

ma essere corretti.

*SZACK*

[via i messaggi]

I discorsi a priori,

quelli posteriori,

i ragionamenti alle spalle,

non li sopporto.

Non c’è confronto.

Col senno di poi,

nelle distanze,

è facile,

troppo,

sostenere.

Occhi negli occhi,

pelle su pelle,

odore su odore,

la cosa è un po’ diversa:

è reale.

*SZACK*

[via ogni contatto]

L’importante è che almeno uno non ci abbia rimesso nulla,

perché questo era il piano di entrambi.

G, x, y,

tanto è uguale,

ecco,

come lo zero nella moltiplicazione:

qualsiasi elemento appartenente a N darà sempre zero,

solo che l’operazione in questione è l’addizione,

ma vabbhé,

la matematica serve solo per fare la spesa al supermercato

o scrivere una partitura.

mission completed,

vinci tu,

sta bene così,

mai desiderato tu (ti/ci) perdessi.

*SZACK*

[via un “amico”]

‘Il tempo passato è un muro invalicabile,

e non c’è cornice che possa accogliere una foto mai scattata’

Leggi: rimorso, rammarico.

No, non ne voglio alcuno.

*SZACK*

[via ogni istante]

Questa settimana è previsto un peggioramento del tempo.

Spero che piova,

che la mia pelle ha sete,

perché alla fine, sì, ho sudato parecchio.

Niente liquidi da sprecare altrimenti,

dunque,

e via le tossine.

*SZACK*

[nulla di più facile]

[ora che l’ultimo ramo secco è stato potato,

concentrarsi sulla forma del bonsai]

...

[ho quello che volevo]

[me stesso]

...

 pathoscotta

...

{"salve, vorrei un biglietto..."

"certo: direzione?"

"(con)fine,

solo andata,

grazie"}

...

fuoco

...

[fuoco:

arrivato il momento di aggiungerlo alla lista sul braccio,

che mi mancava]

raccontato da PAThOsLOGICO alle ore 01:11 | link | commenti (27)
della serie: ombraluce
martedì, 13 maggio 2008

-effetto doom(ino)-

E per fortuna hai smesso di crederci,

nel Doctor Doom,

prima che bussasse alla nostra porta ieri notte.

Io sempre rimasto sulla volontà di potenza,

ma all’idea e a te lì davanti che per un istante tenera e dolce ti crucciavi,

ho sorriso.

(e non ho detto niente per non infierire,

che in fondo ho un limite anch’io,

e a volte riesco persino ad esser gentile)

[e ancora sorrido,

anche un po' per il pensiero del latino-americano]

Ora,

mentre fili inossidabili sembrano attorcigliarsi,

torno fantasma

[ché ci sono solo quando davanti (ti) appaio

e forse (ti) spavento pure uguale]

raccontato da PAThOsLOGICO alle ore 14:56 | link | commenti (2)
della serie: sole, ermetismo
lunedì, 12 maggio 2008

-resterei volentieri (a casa)-

Forse dovrei portarmi avanti col lavoro,

e iniziare già a cancellare.

Che rimanga un bonsai dalle forme perfette,

potare tutto ciò che è in esubero.

Ma devo dormire ancora,

smaltire la sbornia.

E allora oggi spero di sudare,

a ‘sto punto.

Per far sì di eliminare ogni liquido corporeo in eccesso,

nel modo più facile possibile,

indolore espellerlo altrimenti,

senza invece dover mostrare parti di me

che io per primo non voglio vedere.

[ché il tempo è tiranno solo per chi non ha niente da fare,

o sogni da realizzare;

per tutti gli altri è impegnato bene]

raccontato da PAThOsLOGICO alle ore 10:33 | link | commenti (11)
della serie: ombraluce
sabato, 10 maggio 2008

-radici, gemme e rami secchi-

Vodka lemon, barbera e rosse doppio malto come piovesse,

come fosse sabato notte,

e accorgersi alle cinque che invece sì sabato è,

ma ancora mattina.

E ancora una birra, l’ultima,

con un amico.

A decantare Torino,

io natoci,

lui capitatoci,

all’amore per Lei,

alla Sua Poesia,

alla Sua Anima.

E la domanda di entrambi è la stessa:

come e se poterLa lasciare?

Difficile.

Ma.

Tanti pensieri,

che sgorgano e sfociano in uno solo,

lo stesso,

fisso.

Piazza Castello by night Foto archivio Città di Torino

...

Eppur fidarsi,

nonostante alcune bassezze.

Ché a volte non si vede al di là del proprio naso,

e vorrei fosse sempre, ma non è.

Ma.

Tanti pensieri,

che nascono dagli occhi

e muoiono su un paio di labbra,

come una preziosissima lacrima.

...

donna_sole

E più sei criptica

e più mi passa

la voglia

di leggerti

dentro.

Ma.

Poi passa,

ché un sogno va coltivato e creduto,

finché non si realizza o ti svegli.

E se credi nel destino,

io credo nel divino,

e alla fine chissà chi la spunta.

E ripicca,

come capricciosi bambini.

...

ombra

E sentir(ti) di più.

E poco dopo, meno.

È come un grafico d’economia a doppiavvù.

Forte sensazione dolceamara di déjà-vu.

E oggi via,

fuori porta:

ma cazzo,

quanto mi sarebbe piaciuto averti qua, Tu, per una volta,

potendo/volendo,

a mangiar da me,

a star qui,

che se t’innamori delle mie strade e del mio barocco,

il grosso è fatto,

più che con le mie parole,

o i miei gesti,

o i miei baci,

o il mio prenderti continuamente fino allo stallo.

...

Ballo,

sorrido,

sul tram che mi porta a casa,

strade vuote,

città viva,

melanconia felice d’esser,

con l’alba che ti bacia gli occhi,

e un ummeggiare nelle orecchie,

costantemente ripetuto:

sì,

tu(tto) qui.

Importante.

Come vorrei che fosse anche il resto.

Importante.

Ma.

Lunedì.

Fine(?).

Io vorrei, non vorrei.

 Ma.

Se vuoi.

...

Anche se in fondo,

comunque sia,

qualunque scelta venga fatta da una parte o dall’altra o da entrambe,

mi sembra di perder sempre e comunque.

E no, non so farlo, io, mi va stretto.

...

[ché

l’importante è partecipare

è solo il motto

di chi non (o)sa

-(vincere)-]

...

caduceo

raccontato da PAThOsLOGICO alle ore 06:54 | link | commenti (9)
della serie: illusioni, sole, ermetismo, profondità
giovedì, 08 maggio 2008

-contare i passi (e tornarci)-

E all’improvviso,

come nulla fosse,

riprender il (costante) pensiero.

Un po’ come i supereroi,

che distruggono palazzi con un pugno,

si ritrovano sotto le macerie,

e PUFF,

come nuovi,

solo un po’ di polvere sul costume ovviamente integro,

da mandar via con un soffio attraverso una maschera che,

quella sì,

cade a pezzi.

...

[prima fermarsi, però, ad annusar le rose]

raccontato da PAThOsLOGICO alle ore 05:38 | link | commenti (17)
della serie:
lunedì, 05 maggio 2008

-aprire gli occhi, e usare gli occhiali da sole-

-ieri-

Dunque?

Dunque ci si rivede.

Dopo mesi.

Dopo anni che erano

io&te

e

te&io.

Insieme.

Sempre.

Io, te, e un pallone di cuoio.

Sole, pioggia, neve, non contava.

In due contro due, o cinque, o undici, o venti, non faceva alcuna differenza, perché tanto avremmo sempre e comunque vinto, contando ciecamente uno sull’altro.

Anzi, di più.

A sfidarci, per superarci, ma mai l’altro, sempre e solo sé stessi.

“Io posso parare qualunque punizione, no, non la voglio la barriera. E ti dirò di più: lasciami gli uno contro due, ne uscirò vittorioso senza bisogno che torni. Tu resta avanti, occupati solo di segnare”

“Non scherzare: torno comunque. Mi lasci la palla, me li scarto tutti, arrivo davanti al portiere, gli faccio il tunnel, ma non segno, no, torno indietro e rifaccio il tutto”

E succedeva davvero.

E a darci pugno su pugno invece del cinque, quando uno restava esterrefatto a causa delle gesta (folli) dell’altro.

E ridere, e dire “siamo troppo forti, io e te, insieme”.

Poi, gli infortuni.

E, pian piano, la vita.

Tu, sempre più serio e impostato, l’unico della compagnia a diplomarsi, e a pieni voti, “in tempo utile”, il primo a trovare subito un lavoro regolare degno, a innamorarti davvero, a costruire un futuro con un’altra persona e a prenderci casa insieme.

Io, sempre scavezzacollo, spirito libero fino al midollo, diplomato un anno fa con un voto da ridere, sempre con la testa nell’arte, e nel frattempo vivere di espedienti, arrangiarmi come capita, ma comunque col sorriso, a lasciar pezzi di me in ogni letto.

Dunque, ci si rivede.

Dopo esserci un po’ persi negli anni.

Ora che dovrai trasferirti in un paese dall’altra parte della città.

Ora che io penso l’impossibile.

E lo noti.

Solo, non riesco a parlarne.

Neanche a te.

Ma solo perché non so manco io che dire a me stesso.

Testa incasinata, come sempre, ma che poi non lo è, non più, perché i 20 li abbiamo superati da un pezzo, e ora, incredibile ma vero, cerco di essere un po’ più ponderato, consapevole e responsabile.

E parliamo di tutto, allora, che a girar intorno alla fine indizi si lasciano, inconsciamente apposta, ché tanto di sicuro l’altro coglie, e non chiede, né fa la morale: ascolta, interviene, scambia opinioni.

E ci prendiamo due birre.

E ci fumiamo un paio di sigarette.

E ci sediamo, in quella panchina in cui passavamo giornate, da pischelli.

E pian piano mi rendo conto, che ho bisogno.

Di te,

come del batterista.

Come anche del chitarrista, del fratello del batterista, di manjimbù, di scracio, e del bestia col suo cane.

E vedo una famiglia.

E mi chiedo a volte come ho fatto anche solo a pensare di mollarvi tutti, di riuscire senza voi, di andar via.

Spesso e volentieri senza validi motivi, poi.

Anzi, a volte proprio per niente.

C’incamminiamo per la via del ritorno,

tu domani avrai fisioterapia e commissioni varie per la casa nuova,

io forse sarò a cento chilometri di distanza.

Ma anche no.

Percorriamo la stradina senza quasi parlare, affiancati.

Periodo di forte e importante cambiamento, innovazione e crescita.

Ho bisogno di pensare, di capire, di decidere.

Mi serve un po’ di tempo, che è tiranno.

Una cosa però divenuta certa:

mai lasciare la famiglia,

se non per provare a costruirne un’altra.

La propria.

Tutto il resto, è un investimento inutile.

Il più sbagliato.

Grazie, Fratello.

...

-oggi-

(Ri)Apro gli occhi.

Si prospettava una bella bella giornata, stamane.

Uggiosa, freschina, ma bella.

Poi, il sole è uscito.

Mi metto un paio di occhiali scuri,

per tenere bene aperti gli occhi.

Tempo.

Il mio, libero.

Anche di girare le spalle al sole,

e andare altrove.

Respirare, aria buona, che non porta il tuo profumo.

Il mio ego, libero.

Sorrido, leggero.

Senza specchiare il tuo.

E, per una volta mi perdo invece e finalmente nel mio.

raccontato da PAThOsLOGICO alle ore 13:08 | link | commenti (13)
della serie:
domenica, 04 maggio 2008

-freno (L)a mano-

Dylan Dog -il lungo addio-

Cercarti,

come un quadrifoglio in un campo

dalla vastità del mio ego[(centr)ismo],

per poi non trovar altro che me stesso,

a iosa.

E solo con me stesso alla fine sempre rimango,

e solo con lui a fine serata faccio sempre i conti.

E non tornano mai,

manca sempre un passaggio,

un addendo.

E capisci che a scuola ti han insegnato un sacco di stronzate:

perché la proprietà commutativa in realtà non funziona.

Mai.

Per assurdo ti manderei a quel paese.

Solo per dimostrare il contrario.

Ché le linee parallele a volte invece

passano proprio per lo stesso

punto,

e se succede crolla la realtà percepita e percepibile

(che in fondo poi non è neanche verità assoluta,

ma solo un

punto

di vista).

...

[tipo:

quella mano,

è tesa ad afferrare,

o aperta per liberare?]

...

Dal centro del mondo, la Terra sembra molto più grande.

(point of view

point of you)

E mi ritorna in mente,

la rivoluzione copernicana.

Cambiare prospettiva,

tra oggetto e soggetto.

Una croce sopra dovrebbe bastare.

(g)Rossa.

Da spararci a vista.

Ché le sirene suonano,

ma non ascoltano mai.

...

caduceo

...

(Musica: Petrol, "tradiscimi"; Immagine: Dylan dog, "il lungo addio", Sergio Bonelli editore)

raccontato da PAThOsLOGICO alle ore 16:37 | link | commenti (12)
della serie: ermetismo
mercoledì, 30 aprile 2008

-pleuvoir-

  Torino- Via Garibaldi (by roby.e)

*plic plic*

Sur ma ville

il pleut

*plic plic*

Dans ma tête

(tu) pleut(es)

*plic plic*

En mon cœr

(je) pleut(e)

toujours

toutes les jours

nous p(l)ouvons

[moi, je te v(o)is]

...

(Immagine: Torino, Via Garibaldi, by roby.e)

raccontato da PAThOsLOGICO alle ore 14:56 | link | commenti (10)
della serie:
sabato, 26 aprile 2008

-respirarti qui (eppur fumo per non darti fiato)-

E allora,
‘fanculo.
No, non a te.
A tutto ciò che ci divide,
e soprattutto a tutto ciò che ci unisce.
Anzi, alla fine, un po’ anche a te, và,
che non vuoi sentir ragioni,
ma forse perché ragioni per farlo non hai.
...
(Musica: Rancid, "she's automatic")
raccontato da PAThOsLOGICO alle ore 03:02 | link | commenti (14)
della serie: